La storia di Leonardo e Matilde

La storia di Leonardo e Matilde

By In La mamme raccontano, Storie On 14/07/2015


Eccoli qui, i miei raggi di sole, eccoli qui i miei “Soldi di cacio” i miei guerrieri:
Leonardo nato il 14/02/2012 alla 26+0 e Matilde nata il 26/12/2013 alla 26+6.
Ebbene sì, ho fatto doppietta e li ho accompagnati, come si dice. Ma non solo perché ho avuto due bimbi, maschietto e femminuccia ma anche perché ho provato per ben due volte l’esperienza “extraterrestre” della terapia intensiva e ci
siamo accompagnati e tenuti per mano per 78 e 65 interminabili giorni. Giorni bui e giorni di luce. Giorni di angosce, paure; giorni di traguardi raggiunti e speranze.
Ho scritto esperienza extraterrestre perché per me è stata cosi…Indescrivibile ed inconcepibile, difficile da accettare.
I sensi di colpa e la paura mi hanno accompagnata per giorni. Non vi sto a raccontare la storia delle mie gravidanze ed il perché sono terminate così presto e con il ricovero dei miei cuccioli. Non ve lo racconto perché non è questo che importa.

Quello che importa sono le sensazioni di noi, obbligatoriamente coraggiose/i, mamme e papà. (Non dimentichiamoci dei papa, figure importanti ma mai menzionate). Quello che importa sono le storie dei nostri
cuccioli una volta “scappati” dalle nostre pance non più idonee a contenerli.

Ecco la nostra storia:
Quando partorii Leonardo (lui nacque per vie naturali dopo una degenza di un mese in ospedale) lo sentii piangere e poi…il vuoto! Il vuoto di pancia, il vuoto di cuore, il vuoto dell’anima…
Mi riportarono in camera disperata, angosciata, terrorizzata ma al tempo stesso piena di speranza amore e fiducia nella sua forza.
Il reparto di patologia neonatale era in un altro padiglione ed io ero bloccata li.. Non potevo seguire il mio cucciolo, vederlo, fargli sentire la mia voce. Ero sommersa dalle emozioni. Mio marito lo segui e quando, dopo 2 ore mi porto la sua foto mi pareva grande e, nonostante tutti i tubicini che lo avvolgevano, mi pareva bellissimo. Tanto dissi e tanto feci che la sera l’ambulanza mi accompagno in TIN (terapia intensiva neonatale) Ricordo che in ascensore mi tremavano le gambe! Un infermiere molto gentile mi accompagnò davanti alla sua incubatrice…
Lo vidi e incominciai a piangere, piangere di un pianto disperato: com’era piccolo!
Com’era indifeso. Pieno di fili e col braccino già bucato dagli aghi.. ” No, non può essere giusto, non dovevi essere qui! Io sono la tua mamma amore mio, non ti lascerò mai. Ti prego, non lasciarmi tu” Questo è ciò che continuavo a ripetergli.
I sensi di colpa per non essere riuscita a proteggerlo erano enormi. La paura di perderlo era devastante. In quel momento mi giurai che sarei stata forte e positiva e cercai ogni giorno di trasmettermi e trasmettergli serenità e positività. Anche se, in un reparto del genere, dove ti sobbarchi anche delle energie e delle emozioni degli altri genitori, non è facile. Il decorso è stato lungo e difficile: dalle trasfusioni, alle desaturazioni. Da giorni nei quali facevamo un passo avanti a quelli nei quali ne facevamo due indietro. Non ero più solo Gabi , ora ero Mamma Gabi, Mamma di un bimbo nato di 1kg x 34cm. Mamma di un bimbo che non viveva con me.
Mamma di un bimbo che non sapevo se avrei portato a casa sano. Difficile e doloroso l’essere dimessa dal reparto d’ostetricia coi i tuoi fiori in mano, la coccarda della nuova nascita ma senza il tuo cucciolo tra le braccia. Difficile il doverti alzare ugualmente, la notte, ogni 3 ore per tirare il latte perché sai che, il latte, è l’unica cosa veramente importante che puoi fare per lui.
Lacerante il vederlo, li, indifeso, maneggiato da estranei, quando tu, mamma, gli puoi solo parlare e stringere le manine. Ricordo con commozione la gioia infinita ed emozione immensa il giorno della mia prima marsupio terapia: finalmente potevo tenere in braccio mio figlio,20 giorni dopo la sua nascita. L’adrenalina e l’amore prendono il sopravvento e ti fanno andare avanti. Impari ad essere paziente ed impari ad avere fiducia negli altri, perché sono ”GLI ALTRI” che si stanno prendendo cura del tuo bambino.
Il reparto diventò la mia seconda casa, se non la prima. E la mia fortuna è stata quella di trovare infermieri premurosi ed una dottoressa sensibile al mio “cuore di mamma”. Una cosa bella che accade è, però, il rapporto che s’istaura con gli altri genitori, in particolare mamme. Scatta una sorta di solidarietà materna più che femminile. Personalmente, i rapporti d’amicizia intrapresi allora durano tutt’ora! Dopo 78 giorni di altalene emozionali, lotte, battaglie vinte e di conquiste, finalmente portammo a casa il nostro piccolo guerriero e….questa è
un’altra storia!
Veniamo ora a Matilde!
Mati è nata “incazzata” (cosi m’hanno detto che era quando l’hanno disturbata tirandola fuori dalla pancia) il giorno di Santo Stefano, tramite cesareo d’urgenza.
Anche lei è stata portata immediatamente in terapia intensiva in quanto è nata di 875 grammi per 34 cm.
Questa volta, però l’avevo vicina, se così si può dire: era al piano inferiore in quanto i reparti di patologia e ostetricia si erano trasferiti nel padiglione nuovo. L’avevo vicina ma io, porca miseria, ero allettata causa cesareo e quindi, anche con lei, per 2 giorni ho ricevuto notizie da mio marito.Il ricovero di
Mati è stato diverso: è stato “soft”.
C’era sempre la paura di perderla e le maledette 78 ore di prognosi riservata mi angosciavano anche per lei.
La differenza sostanziale stava nel fatto che:

sapevo a cosa si stava andando incontro; conoscevo molto bene la neonatologa (la stessa che segui Leo) e lo staff infermieristico. Conoscevo i vari passi da compiere, le attese, le terminologie mediche.
Mentre con Leo, oltre al dolore del distacco, il terrore verso l’ignoto e l’impatto con il “mondo parallelo della TIN” fu devastante.
Con Mati ero solamente concentrata sulle sue condizioni fisiche e sul trasmetterle il mio amore. Un deterrente da non sottovalutare è stato anche l’avere un altro “Cucciolo” a cui pensare a casa. Non avevo tempo per crolli emotivi.
E dopo 65 giorni la mia guerriera ha potuto conoscere suo fratello.
Ora in casa ho due sveglissimi e instancabili super monelli di 3 e 1 anno che si amano follemente. Sono le nostre gioie ed il nostro orgoglio.