La storia di Marco

La storia di Marco

By In La mamme raccontano, Storie On 14/07/2015


marco7 marco6 marco5Marco è nato il 21 gennaio 2014: terza gravidanza dopo due tranquillamente portate a termine senza particolari disturbi durante i 9 mesi né particolari sofferenze al momento del parto, in entrambi i casi naturale. La gravidanza
sembrava ricalcare in tutto e per tutto le altre 2, fino a Domenica 19 gennaio. Ero con tutta la famiglia ad assistere a una partita di pallavolo e, improvvisamente, tra terzo e quarto set avverto delle perdite. Non sentendo nessun dolore, non realizzo subito che qualcosa non va; ma sulla strada di casa capisco che in effetti qualcosa
non quadra. Portiamo i bambini dai nonni e corriamo in pronto soccorso: rottura delle acque e immediato trasferimento da Piacenza a Pavia. Sono rimasta in osservazione 2 giorni, poi le condizioni mie e di Marco hanno
portato alla scelta di indurre il parto. Marco è nato con parto naturale alle 23:45 del 21 gennaio, ma a differenza di Giulia e Luca non l’ho potuto prendere in braccio e appoggiarlo al petto, non l’ho potuto guardare ne accarezzare, ho sentito solo un debole pianto e visto un minuscolo esserino che veniva in tutta fretta portato via.

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Il primo a vedere Marco è stato Matteo, il suo papà, che dopo avermi fatto coraggio in sala parto ed essermi stato vicino è partito alla ricerca del nostro piccolo. A lui hanno detto che la situazione era critica, che Marco era si grande (1404 gr, che ho scoperto poi essere nella scala dei prematuri quasi un peso da colosso), ma molto
debole a livello polmonare. Stavano facendo tutto il possibile per supportarlo, ma i medici non sapevano assolutamente dirci se e come Marco sarebbe sopravvissuto.
La mattina seguente anche io sono finalmente riuscita a vedere il mio piccolo: la prima volta non sono neanche riuscita a inserire la mano nell’incubatrice, ho solo iniziato a piangere a dirotto.
Mi sentivo impotente e in colpa: se fossi stata a casa dal lavoro, se mi fossi riguardata di più, se non avessi fatto l’amniocentesi (anche se erano ormai passati mesi). Su tutto questo il pensiero di Giulia e Luca a casa: li avevo lasciati Domenica sera, avevano capito che qualcosa non andava, ed erano ormai 3 giorni che non mi vedevano.
La situazione di Marco rimaneva critica, i medici non potevano fare previsioni, si limitavano, giustamente, a dire “siamo qui, facciamo e faremo tutto il possibile: vedremo tra 2 ore”. Potevo fare qualcosa? Per far stare meglio Marco
nulla, potevo solo sperare in meglio e cercare di capire cosa fare. Primo passo: il latte. Gli altri due si erano attaccati subito e la montata era arrivata naturalmente, sarebbe stato lo stesso?

marco3Eccomi di fronte al tiralatte: un’altra mamma, già in mungitura, mi ha spiegato cosa fare. Il passaggio di consegne tra mamme è stato fondamentale: all’inizio ti sembra una situazione inaffrontabile poi vedi che qualcuno è un po’ più avanti e che ha anche la forza di fare due chiacchiere, di dire una battuta, di ridere e pensi che a
quel punto puoi arrivarci anche tu. Alice insieme a Gaby, Irene, Sabrina e Federica sono state le mie compagne di avventura, le mie guide e le mie amiche; Olivia, Matilde, Elena, Beatrice e Daniele sono stati in fratellini di Marco.
I primi giorni in TIN si è spaventati da tutto: dai continui allarmi delle apparecchiature, da quella maledetta saturazione che non sta su, dal peso che continua a calare e col cavolo che il calo è fisiologico, da tutti i fili, flebo, che sono attaccati al tuo piccolo. Poi inizi a prenderci le misure: capisci quando è normale routine o quando il gioco si fa duro e devi lasciare il campo ai medici e agli infermieri. Inizi a capire e a conoscere la lingua: saturazione, saturimetro, sondino, prendiamo una centrale, alimentazione in continuo, dotto di Botallo, ROP.
La mia personale strategia di sopravvivenza è stata: tornare a casa il prima possibile (in ospedale ho passato 2 giorni a piangere, con Giulia e Luca non potevo permettermelo), cercare di mantenere il latte (tiralatte ogni 3 ore, come se Marco si attaccasse) e non pretendere di fare tutto.
Non ho mai chiesto notizie ai dottori, per quelle ci pensava mio suocero telefonicamente (medico e mai soddisfatto dei miei iniziali e un po’ confusi resoconti) mi concentravo solo a fare la mamma (pendolare) a giorni alterni di

marco9 marco8Marco o Giulia e Luca. Con Matteo abbiamo fatto un ottima squadra: a giorni alterni facevamo la spola con Pavia e Marco ha potuto beneficiare sia delle coccole di mamma che di quelle del papà.
Per onor di cronaca devo dire che il latte dalla mano del papà lo gradiva decisamente di più: con me non ha mai finito un pasto, col papà sempre.
Fino a che, giocando sporco, ho estratto l’arma segreta: a più di un mese dalla nascita Marco ha iniziato ad alimentarsi al seno.
Non demordete quindi: allattare un prematuro si può. Marco è rimasto ricoverato esattamente 2 mesi, inizialmente difficili ma a poco a poco anche belli per il legame speciale che si è formato con il personale e con le altre mamme.
Ormai è passato un anno dal suo ritorno a casa e devo dire che è stata una bella esperienza: dire che la
consiglio suona assurdo anche alle mie orecchie, ma alle mamme in TIN posso solo dire di vivere appieno
questi momenti che vedrete non saranno solo stanchezza e preoccupazione